Andare oltre

a cura delle Figlie della Chiesa di “Maria gioia del cielo”

per l’adorazione eucaristica, maggio

L’esistenza cristiana è partecipazione alla diakonia, che Dio stesso ha compiuto per gli uomini. Essere cristiano significa, sull’esempio di Cristo, mettersi al servizio degli altri sino alla rinuncia e al dono di sé, per amore. Preghiamo affinché i diaconi, fedeli al servizio della Parola e dei poveri, siano un segno vivificante per tutta la Chiesa.

canto: Dove la carità è vera (M. Frisina)

Dove la carità è vera e sincera, là c’è Dio.
dove la carità perdona e tutto sopporta.
Dove la carità benigna comprende e non si vanta,
tutto crede ed ama e tutto spera la vera carità.

Ci ha riuniti in uno l’amore di Cristo:
esultiamo e rallegriamoci in lui,
temiamo ed amiamo il Dio vivente
ed amiamoci tra noi con cuore sincero.

Quando tutti insieme noi ci raduniamo
vigiliamo che non sian divisi i nostri cuori,
non più liti, non più dissidi e contese maligne,
ma sia sempre in mezzo a noi Cristo Signore.

dagli Atti degli Apostoli 6, 1-7b

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente.

dall’Omelia di Papa Francesco, 29/05/2016 
nel 50° della re-istituzione del diaconato permanente 

Il diacono è insieme apostolo e servitore. Chi annuncia Gesù è chiamato a servire e chi serve annuncia Gesù. Lo stesso Gesù “si è fatto nostro servo” (Fil 2,7), “non è venuto per farsi servire, ma per servire” (Mc 10,45). “Si è fatto diacono di tutti”, come scriveva il Padre della Chiesa, San Policarpo. Il servitore ogni giorno impara a distaccarsi dal disporre tutto per sé e dal disporre di sé come vuole. Si allena ogni mattina a donare la vita, a pensare che ogni giorno non sarà suo, ma sarà da vivere come una consegna di sé. Chi serve, infatti, non è un custode geloso del proprio tempo, anzi rinuncia ad essere il padrone della propria giornata. Sa che il tempo che vive non gli appartiene, ma è un dono che riceve da Dio per offrirlo a sua volta: solo così porterà veramente frutto. Chi serve non è schiavo dell’agenda che stabilisce, ma, docile di cuore, è disponibile al non programmato: pronto per il fratello e aperto all’imprevisto, che non manca mai e spesso è la sorpresa quotidiana di Dio. Il servitore è aperto alla sorpresa, alle sorprese quotidiane di Dio. Liberi dal vincolo degli orari. Il servitore sa aprire le porte del suo tempo e dei suoi spazi a chi gli sta vicino e anche a chi bussa fuori orario, a costo di interrompere qualcosa che gli piace o il riposo che si merita. Il servitore trascura [va oltre] gli orari. A me fa male al cuore quando vedo un orario, nelle parrocchie: “Dalla tal ora alla tal ora”. E poi? Non c’è porta aperta, non c’è prete, non c’è diacono, non c’è laico che riceva la gente… Questo fa male. Trascurare [andare oltre] gli orari, avere questo coraggio, di trascurare [andare oltre] gli orari. Così, cari diaconi, vivendo nella disponibilità, il vostro servizio sarà privo di ogni tornaconto ed evangelicamente fecondo. Dio, che è amore, per amore si spinge persino a servirci: con noi è paziente, benevolo, sempre pronto e ben disposto, soffre per i nostri sbagli e cerca la via per aiutarci e renderci migliori. Questi sono anche i tratti miti e umili del servizio cristiano, che è imitare Dio servendo gli altri: accogliendoli con amore paziente, comprendendoli senza stancarci, facendoli sentire accolti, a casa, nella comunità ecclesiale, dove non è grande chi comanda, ma chi serve (cfr Lc 22,26). E mai sgridare, mai. Così, cari diaconi, nella mitezza, maturerà la vostra vocazione di ministri della carità.

canto: Servo per amore

Una notte di sudore
sulla barca in mezzo al mare
e mentre il cielo s’imbianca già
tu guardi le tue reti vuote.
Ma la voce che ti chiama
un altro mare ti mostrerà
e sulle rive di ogni cuore
le tue reti getterai.

Offri la vita tua
come Maria ai piedi della croce
e sarai
servo di ogni uomo
servo per amore,
sacerdote dell’umanità.

Avanzavi nel silenzio
fra le lacrime speravi
che il seme sparso davanti a te
cadesse sulla buona terra.
Ora il cuore tuo è in festa
perché il grano biondeggia ormai,
è maturato sotto il sole
puoi riporlo nei granai.

Interiorizzazione

Il Papa chiede ai fedeli di pregare per suscitare vocazioni diaconali, e ricorda poi che “tutta la diaconia della Chiesa – di cui quella ministeriale è segno e strumento – ha il suo cuore pulsante nel Mistero Eucaristico e si realizza primariamente nel servizio dei poveri che recano in sé il volto di Cristo sofferente”.

canone: Ubi caritas

Ubi caritas et amor, ubi caritas, Deus ibi est

Papa Francesco ricorda la figura del diacono Lorenzo, il quale “quando l’imperatore gli chiede di portare le ricchezze della diocesi, per pagare qualcosa e non essere ucciso, torna con i poveri”, perché “i poveri sono le ricchezze della Chiesa”.

Ubi caritas et amor, ubi caritas, Deus ibi est

Papa Francesco sottolinea: “Lungo le tappe del cammino diaconale, di questi anni il magistero pontificio ha lasciato un’impronta al tempo stesso chiarificatrice e rimotivante nel segno dell’obbedienza fedele e della letizia che devono accompagnare la missione del diacono nella Chiesa e nel mondo di oggi, amplificando gli orientamenti indicati dal Concilio allargandone il respiro e gli orizzonti d’azione”.

Ubi caritas et amor, ubi caritas, Deus ibi est

Conclude il Papa: “Il ministero diaconale deve essere visto come parte integrante del lavoro fatto dal Concilio per preparare l’intera Chiesa ad un rinnovato apostolato nel mondo di oggi. I diaconi possono a ragione essere definiti i pionieri della nuova civiltà dell’amore, come amava dire Giovanni Paolo II”.

Ubi caritas et amor, ubi caritas, Deus ibi est

preghiamo

O Padre,
origine e fonte di ogni ministero nella Chiesa,
il tuo Figlio Gesù, venuto nel mondo
per servire e non per essere servito,
ci ha rivelato la tua carità senza limiti:
dona a quanti nella tua benevolenza hai costituto diaconi
di essere sempre e ovunque verso i deboli e i poveri
immagine viva di Cristo servo.

Donaci di guardare ogni giorno alla Vergine Maria
per dire quotidianamente come lei, umile ancella, il nostro “Eccomi”
nella piena disponibilità all’ascolto della tua Parola e al servizio dei fratelli
e di unirci a lei nel suo cantico di lode
a te, nostro Dio e Signore,
benedetto ora e nei secoli dei secoli.

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