Il grande Paziente del dolore umano

a cura delle Figlie della Chiesa di “Maria gioia del cielo”

per l’adorazione eucaristica, giugno

Il grido di stanchezza e di sofferenza dell’umanità, non è inascoltato da Dio Padre, perché Gesù, il Figlio, è presente in tanti nostri fratelli e sorelle che patiscono come lui. Gesù è il grande Paziente del dolore umano e il suo cuore aperto è sempre pronto ad accoglierci e a donarci il suo amore. Preghiamo in questa adorazione, affinché coloro che soffrono trovino percorsi di vita, lasciandosi toccare dal Cuore di Gesù.

Canto: Cuore di Cristo (M. Frisina)

Cuore di Cristo, fornace ardente
Di carità e di bontà infinita,
Fosti formato nel grembo di Maria
Dalla potenza dello Spirito.

Cuore di Cristo, tempio di Dio,
Porta del cielo e dimora divina,
Sei tabernacolo di giustizia e amore,
D’ogni virtù tu sei l’abisso.

Cuore di Cristo, d’ogni lode sei degno,

Tu sei il re e il centro d’ogni cuore,
D’ogni sapienza e scienza sei tesoro,
Noi riceviamo da te ogni pienezza.

dal Vangelo secondo Matteo 11,28-30

In quel tempo, rispondendo Gesù disse: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

omelia di Papa Francesco su Mt 11,28-30

Il primo imperativo è “Venite a me”. Rivolgendosi a coloro che sono stanchi e oppressi, si tratta di quanti non possono contare su mezzi propri, né su amicizie importanti. Essi possono solo confidare in Dio. Consapevoli della propria umile e misera condizione, sanno di dipendere dalla misericordia del Signore, attendendo da Lui l’unico aiuto possibile. Nell’invito di Gesù trovano finalmente risposta alla loro attesa: diventando suoi discepoli ricevono la promessa di trovare ristoro per tutta la vita. Il secondo imperativo dice: “Prendete il mio giogo”. Nel contesto dell’Alleanza, la tradizione biblica utilizza l’immagine del giogo per indicare lo stretto vincolo che lega il popolo a Dio e, di conseguenza, la sottomissione alla sua volontà espressa nella Legge. In polemica con gli scribi e i dottori della legge, Gesù pone sui suoi discepoli il suo giogo, nel quale la Legge trova il suo compimento. Vuole insegnare loro che scopriranno la volontà di Dio mediante la sua persona: mediante Gesù, non mediante leggi e prescrizioni fredde che lo stesso Gesù condanna. Basta leggere il capitolo 23 di Matteo! Lui sta al centro della loro relazione con Dio, è nel cuore delle relazioni fra i discepoli e si pone come fulcro della vita di ciascuno. Ricevendo il “giogo di Gesù” ogni discepolo entra così in comunione con Lui ed è reso partecipe del mistero della sua croce e del suo destino di salvezza. Ne consegue il terzo imperativo: “Imparate da me”. Ai suoi discepoli Gesù prospetta un cammino di conoscenza e di imitazione. Gesù non è un maestro che con severità impone ad altri dei pesi che lui non porta: questa era l’accusa che faceva ai dottori della legge. Egli si rivolge agli umili, ai piccoli, ai poveri, ai bisognosi perché Lui stesso si è fatto piccolo e umile. Cari fratelli e sorelle, anche per noi ci sono momenti di stanchezza e di delusione. Allora ricordiamoci queste parole del Signore, che ci danno tanta consolazione e ci fanno capire se stiamo mettendo le nostre forze al servizio del bene. Infatti, a volte la nostra stanchezza è causata dall’aver posto fiducia in cose che non sono l’essenziale, perché ci siamo allontanati da ciò che vale realmente nella vita. Il Signore ci insegna a non avere paura di seguirlo, perché la speranza che poniamo in Lui non sarà delusa. Vivere di misericordia per essere strumenti di misericordia: vivere di misericordia è sentirsi bisognoso della misericordia di Gesù, e quando noi ci sentiamo bisognosi di perdono, di consolazione, impariamo a essere misericordiosi con gli altri. Tenere fisso lo sguardo sul Figlio di Dio ci fa capire quanta strada dobbiamo ancora fare; ma al tempo stesso ci infonde la gioia di sapere che stiamo camminando con Lui e non siamo mai soli.

Canone: Misericordias Domini in eterno cantabo 

Interiorizzazione: Ermes Ronchi Imparate dal mio cuore

Cristo si impara imparandone il cuore, cioè il modo di amare. Il cuore non è un maestro fra gli altri, è «il» maestro della vita. Inizia, allora, il discepolato del cuore, per noi, discepoli sapienti e dotti, che corriamo il rischio di restare degli analfabeti del cuore. Burocrati delle regole e analfabeti del cuore. Perché Dio non è un concetto, non è una regola o una disciplina, è il cuore dolce e forte della vita. E troverete ristoro. Ristoro dell’esistenza è un cuore mite, senza violenza e senza inganno, una creatura in pace e senza presunzione, che diffonde un senso di ristoro nell’arsura del vivere. Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero. Come può il giogo essere un ideale per l’uomo moderno, geloso di ogni più piccola porzione di libertà, per l’uomo che nell’ultimo secolo ha lottato proprio per scrollarsi di dosso tutti i gioghi? Ma amare Dio con tutto il cuore non è cristiano; anche ebrei e musulmani hanno da amare Dio con tutto il cuore. Amare il prossimo come se stessi non è ancora cristiano, vale anche per scribi e dottori della legge. Io non amerò Dio, amerò il Padre di Gesù Cristo, l’Abbà, lo amerò come figlio. Non amerò il prossimo come me stesso, lo amerò come Gesù lo ama (non quanto, ma come, o ne resteremmo schiacciati) col cuore mite e umile dell’unico che è Figlio e fratello. Anch’io figlio nel Figlio, fratello nel Fratello.

Canto: Adoro Te, o mio Signore (RnS)

Sei qui davanti a me, o mio Signore
Sei in questa brezza che ristora il cuore.
Roveto che mai si consumerà,
Presenza che riempie l’anima

 Adoro te, fonte della vita,
Adoro te, trinità infinita.
I miei calzari leverò su questo santo suolo,
Alla presenza tua mi prostrerò.

Sei qui davanti a me, o mio Signore,
Nella tua grazia trovo la mia gioia.
Io lodo, ringrazio e prego perché
Il mondo ritorni a vivere in te.

Preghiera di P. David Maria Turoldo

Questo è l’Amore…

Questo è il cuore inquieto di Dio,
Colui che per primo ci ha amati;
la pienezza dell’Essere che si riversa in coloro che non hanno essere.
La pienezza della vita che trabocca e scende a vivificare coloro che non hanno vita.
Dio scende nel mondo, lo spirito scende nella materia, la vita nella morte.
La discesa che continua, che cala verso ciò che non ha valore,
questo è Amore cristiano.
Dio ama gli uomini, ama ciascuno di noi, ama il peccatore;
ha scelto ciò che è abominevole davanti agli uomini,
per farne oggetto della sua grazia.
È un Dio che si annichila per dare vita agli altri.
Un Dio attratto da ciò che è perduto.
Egli viene a cercare e a ricreare ciò che era abbattuto e disperso.
L’uomo ha valore perché amato da Dio.
E Dio è con Cristo per riconciliare il mondo con se stesso.
E Dio è Amore immotivato.
Un Amore così grande da lasciarsi annientare.
Questo è l’Amore di Cristo,
questo è l’Amore di Dio

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