Monte Berico: con Maria, una preghiera che si fa incontro e speranza

Monte Berico: con Maria, una preghiera che si fa incontro e speranza

Mons. Giuliano Brugnotto e P. Carlo M. Rossetto

Mons. Giuliano Brugnotto e P. Carlo M. Rossetto

26 ottobre 2026

Omelia nella celebrazione Eucaristica del Pellegrinaggio sezione Triveneto e Lombardia della Rete Mondiale

Monte Berico, 17 ottobre 2026


Cari fratelli e sorelle,

«Con Maria ed Elisabetta sui sentieri della Visitazione»: il tema di questa giornata è già diventato un’esperienza. Avete ascoltato, sostato in adorazione, camminato insieme. Ora siete qui, a Monte Berico, portando nel cuore persone, comunità, fatiche e speranze. Il cammino vi ha condotti alla preghiera; e la preghiera ha accompagnato i vostri passi.

C’è un legame profondo tra queste due esperienze. La preghiera mette in cammino, e il cammino offre alla preghiera volti, domande, motivi di gratitudine. Maria oggi ci insegna a tenerle unite.

 

Prima di partire verso la casa di Elisabetta, Maria ha ascoltato. Ha accolto una parola che la supera e ha affidato la propria vita alla promessa di Dio. Ora porta nel grembo il Figlio dell’Altissimo. Possiamo intuire il suo stupore, il raccoglimento, le domande custodite nel cuore. Tutto in lei è raggiunto da questa presenza.

Maria è donna contemplativa: si lascia abitare dal Mistero. E quel Mistero le muove i piedi: «Si alzò e andò in fretta».

L’angelo le ha parlato anche di Elisabetta, che attende un figlio nella sua vecchiaia. Maria va incontro a quel segno: cerca nella vita della cugina una conferma della promessa alla quale ha già creduto. La fede cresce così, riconoscendo nell’esistenza degli altri le tracce della fedeltà di Dio.

Ed è bello che il segno sia una realtà tanto semplice e originaria: una donna che attende un bambino. Il dono di un figlio, una casa nella quale nasce una speranza, un corpo fragile che custodisce la vita. Il Dio altissimo si lascia incontrare dentro queste vicende umane.

Maria entra, saluta, rimane. La giovane si mette accanto all’anziana cugina. Porta Gesù e offre il proprio aiuto. La contemplazione prende la forma del servizio: tempo donato, gesti quotidiani, attenzione alle necessità dell’altra.

 

Questa mattina, nella preghiera di offerta, avete chiesto di essere disponibili alla missione di compassione di Gesù. Ecco che cosa significa: lasciare che la vicinanza al suo Cuore renda il nostro cuore più attento e le nostre mani più disponibili.

Avete pregato anche per le persone che soffrono di malattie mentali. Quanta solitudine può accompagnare questa sofferenza, quanta fatica nelle famiglie, quanta paura di essere giudicati. La nostra preghiera ci dispone a un incontro rispettoso fatto di ascolto paziente e di vicinanza che custodisce la dignità. Anche un saluto, come quello di Maria, può far sentire a una persona che la sua presenza è desiderata.

Vi siete chiesti: come diventare persone di benedizione? Possiamo cominciare così: facendo spazio alla vita dell’altro, riconoscendo il bene che è agli occhi di Dio, aiutandolo cosìa non sentirsi dimenticato.

 

Qui comprendiamo il valore della Rete Mondiale di Preghiera del Papa. È una comunione che attraversa distanze e confini. Una persona anziana nella propria casa, un malato, un giovane, una comunità: ciascuno offre la giornata e partecipa alla missione della Chiesa.

È una “rete dello Spirito”. Lo Spirito raccoglie queste offerte, le unisce alla preghiera di Cristo e ci rende membra vive del suo corpo.

Preghiamo con il Papa e per il Papa, che presiede nella carità tutte le Chiese e lo facciamo in modo speciale in questi giorni di ricovero al Gemelli. Le intenzioni che ci affida allargano il nostro sguardo: portano nella nostra preghiera popolazioni lontane e persone vicine spesso segnate da ferite nascoste. Ci educano a un cuore cattolico, capace di accogliere le attese dell’umanità.

 

San Paolo oggi domanda per noi un dono prezioso: che il Padre illumini gli occhi del nostro cuore, per comprendere a quale speranza ci ha chiamati.

Ne abbiamo bisogno nel cammino personale e nel cammino della storia. Ci sono giorni nei quali vediamo soprattutto ciò che manca o fa paura. La preghiera ci aiuta a riconoscere anche la vita che germoglia e il bene che cresce silenziosamente.

Il fondamento della nostra speranza è Cristo risorto. Il Padre lo ha risuscitato dai morti: in lui il nostro cammino ha una meta. Anche tra le prove, la storia rimane aperta al compimento di Dio, a quella piena rivelazione dei suoi figli che tutta la creazione attende.

Maria riconosce questo agire di Dio e canta il Magnificat. In Lei l’ascolto è diventato cammino; il cammino è sbocciato nell’incontro; l’incontro è fiorito nella lode. Due donne si riconoscono visitate dalla grazia, e la loro gioia abbraccia le generazioni, gli umili, gli affamati, l’attesa di tutto un popolo.

Il Salmo 8 domanda: «Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?». Maria risponde con la propria vita: Dio guarda la piccolezza della sua serva e compie grandi cose.

In questo Giubileo mariano della rinascita, affidiamo a lei il desiderio di ricominciare nella fiducia.

 

Nel pomeriggio raccoglierete i frutti della giornata, ascoltando ancora il Vangelo: «Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua». Anche noi torneremo a casa. Sarà lì che continuerà il pellegrinaggio: nelle relazioni, nel lavoro, nella fragilità, nella preghiera di ogni giorno.


Maria, donna dell’ascolto e della strada,

insegnaci la preghiera che apre la porta,

che si fa passo verso qualcuno,

pane condiviso, tempo donato.

 

Tu che hai portato Dio nel grembo

e la sua tenerezza nella casa di Elisabetta,

aiutaci a riconoscerlo

nella vita che germoglia,

nei volti stanchi,

in chi attende un saluto per sentirsi ancora amato.

  

Tieni uniti, nello Spirito, i nostri cuori:

con il Papa i vescovi e con tutta la Chiesa

fa’ di noi una rete dello Spirito Santo

e di compassione colma di misericordia.

 

E quando torneremo a casa,

custodisci in noi il canto:

la certezza che Dio si ricorda dei piccoli

e accompagna i passi

di questa magnifica umanità

verso la gioia del Regno.

 

Amen.

 

  

 

Un’occasione per rinascere, ogni giorno, tutti

«Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati, ogni giorno»; sono le parole del poeta Pablo Neruda che ci hanno guidati nell’attesa del Giubileo Mariano da poco inaugurato. Un cammino di incontri e di aperture che ha già trasformato la nostra visione delle cose perché sempre un progetto condiviso, un lavoro grande che esige stupore e umiltà, gioia e accoglienza, fatica e speranza.

«C’è un incanto che inebria nel morire all’io, rinascere alla vera vita, assistere al trapasso proprio e alla propria trasfigurazione»; è ancora una volta la poesia, ora di Wisława Szymborska, a condurci per mano verso quell’incanto che noi cerchiamo e affidiamo a Madre Celeste che apparve seicento anni fa su questo Colle a Vincenza Pasini. Ci lasceremo ispirare da Lei, ci abbandoneremo alle sue braccia materne, perché il nostro volto risplenda della bellezza del Figlio.

L’itinerario storico-spirituale preparato con un appassionato e fraterno impegno dal Museo d’arte sacra, l’Archivio conventuale e la Biblioteca Berica segue questa prospettiva d’incontro personale e di comunità, mettendo a fuoco la centralità spirituale della conoscenza e dell’esperienza culturale, in grado di muovere le corde profonde dell’anima assetata di Bellezza.

Infatti, il Rinascimento mariano trova la pienezza del suo significato solo se guida verso un sentimento di rinascita interiore che va oltre la devota contemplazione dei tesori del passato, ricercando germogli sempre freschi per un nuovo umanesimo, capace di rigenerarsi alla luce delle verità eterne. Qui si cela il valore profondo della marianità in ogni epoca e generazione.

 

Ecco, in seguito, alcuni passi di meditazione che desidero consegnare a tutti i pellegrini che si recano a Monte Berico per ricercare, scoprire, lasciarsi accarezzare dal respiro di una “speranza che non delude”.

v Maria, sul Colle, ci fa percorrere l’esercizio sorprendente e gioioso del lasciar spazio a Dio nel tempo che ci attende.

v Maria, sul Colle, ci fa comprendere che ogni istante, anche quello più banale e secondario, è carico di un significato da saper decifrare creativamente nella costruzione di nuovi legami interiori e sociali.

v Maria, sul Colle, si colloca sulla strada dell’incontro e della condivisione, della dedicazione e della compassione.

v Maria, sul Colle, restituisce e riscatta il vissuto di ciascuno alla luce di Dio, capace di illuminare la nostra fragile umanità.

v Maria, sul Colle, ci chiama a ripartire dall’amore folle di Dio, per rileggere tutto in modo nuovo.

v Maria, sul Colle, custodisce seicento anni di meraviglie perché desidera mantenere vivo lo stupore, come l’unico medicamento alle molteplici incertezze e inquietudini del tempo presente.

v Maria, sul Colle, offre in dono il Figlio per farci scoprire la gioia dello stare insieme con Dio e con l’umanità intera.

v Maria, sul Colle, genera il Dio della vita, in grado di guarire ogni filo spezzato, ogni ferita, ogni esperienza fallita.

v Maria, sul Colle, è Madre di Pace, l’unico dono in grado di assicurare a tutti un futuro di amicizia ritrovata, di speranza invocata, di letizia implorata.

 

p. Carlo M. Rossato

priore del Convento e rettore della Basilica

Santuario di Santa Maria di Monte Berico